Autofinanziamento e Capitalizzazione della PMI

Il difficile accesso al credito resta una spina nel fianco che si estende ormai anche alle aziende sane. Quale è la via, mentre attendiamo forme di finanziamento alternativo a quello bancario che permettano di sostenere le imprese negli investimenti a medio-lungo termine quale le cartolarizzazioni od i mini-bond (obbligazioni, titoli di debito e cambiali finanziarie di durata fino a 36 mesi)? Superare il nanismo imprenditoriale . “ Parva domus sed mea”, dicevano gli antichi romani, “Piccolo è bello”, i loro pure antichi pro-nipoti. Non più. La aziende italiane devono aggregarsi. Fondersi. Gli imprenditori italiani scopriranno che le aziende dimensionate competono meglio sui mercati. Accedono meglio al credito. Scoprirebbero che le leggi oggi esistenti consentono in fase di aggregazione di rivalutare i beni di impresa, capitalizzando la stessa, ed ottenendo vantaggi fiscali insperati. IRES ed Irap abbattute al 12%, 14% o 16%. Capitalizzare l’impresa, ovvero ridurre la dipendenza finanziaria dal sistema bancario. Con l’autofinanziamento, ovvero rappresentando in bilancio gli utili reali realizzati e trasferendo a capitale le riserve. Smettendo di limitare il capitale sociale ad € 119.900 perché da “ 120.000 € di capitale sottoscritto in poi si ha l’obbligo di nominare il Revisore od il Collegio Sindacale”. Uscire dal nanismo imprenditoriale, abbandonare la tradizione di aggirare le norme con comportamenti furbi. Un bilancio certificato ha più valore. Anche in banca. Le vie esistono. Da tempo. Ed il cambiamento necessario è anche nella mentalità della classe imprenditoriale.


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